Resoconto e riflessioni sul presidio del 1 marzo a Belleville (Parigi)

Sabato 1 marzo, alle 15, si è tenuto a Belleville [Parigi, NdT] un presidio contro l’occupazione poliziesca delle nostre vite. Prima del presidio, i commercianti erano stati avvertiti dal Comune che nel quartiere ci sarebbero stati dei “teppisti” ; alcuni hanno quindi chiuso la bottega in anticipo, altri hanno pagato, per l’occasione, dei vigilantes. Qualche giorno prima abbiamo letto sulla stampa che un falso comunicato del Comune di Parigi annunciava lo stato d’assedio. Molte ore prima dell’appuntamento, il quartiere era già presidiato come non mai dalla polizia : decine e decine di furgoni e bus della Celere e di gendarmi, una telecamera installata per l’occasione sul tetto della sede della CFDT [sindacato di origine cristiana, NdT] (e quindi con la loro collaborazione) la stazione Belleville della metropolitana chiusa, diverse decine di sbirri in borghese, diverse decine di sbirri della polizia politica, giornalisti (qualcuno presente a Belleville fin da giovedì), etc.

Prima del presidio, nei dintorni della stazione Belleville del metro, celerini e sbirri in borghese facevano controlli d’identità e perquisivano gli zaini di tutti quelli che potevano sembrare degli “anarco-autonomi”, scoraggiando così i meno entusiasti ed altri turisti militanti, che in molti sono tornati indietro o si sono rintanati nei bar del quartiere. Un dispositivo poliziesco solitamente riservato ai contro-vertici che è certamente riuscito a dissuadere molti possibili partecipanti al presidio e che probabilmente rispondeva alla volontà di impedire ad ogni costo (e il conto di questo dispiegamento di forze dev’essere salato !) una nuova umiliazione come quella della manifestazione di Nantes di una settimana prima, finita in sommossa.

Nonostante tutto ciò, il presidio si è tenuto lo stesso, con 100 – 150 persone (non pochi gli abitanti del quartiere). Sono stati appesi diversi striscioni “Infrangiamo la loro pace (A) Guerra sociale”, “Noi non amiamo la polizia, vogliamo solamente vivere liberi (A)”, “Il lavoro è la peggiore delle polizie, distruggiamoli entrambi”. Vengono incollati dei manifesti e volantinati migliaia di volantini (“No, ma davvero tu ami gli sbirri ?”) e di bollettini (Lucioles n. 15), con non poche risposte entusiaste ; sono accesi una decina di fumogeni, al grido di “sbirri porci assassini”, “abbasso lo Stato, gli sbirri ed i padroni”, “pietra per pietra, muro per muro, distruggeremo tutte le prigioni”, “ZSP, BST, tutti gli sbirri devono essere cacciati”, “a Belleville come altrove, sbirri fuori dalle palle”, e “fuoco, fuoco, fuoco a tutte le prigioni”, “fuoco, fuoco, fuoco ai CIE”.
A quanto ci risulta, non c’è stato nulla più che qualche controllo di’identità, prima, durante e dopo il presidio ; nessun arresto o fermo di polizia, contrariamente alle previsioni ed alle critiche mosse da qualche timoroso forsennato che insinuava si volesse, con questo presidio, mandare la gente allo sbaraglio.

Questo presidio era stato annunciato a metà gennaio, circa 5000 manifesti sono stati incollati un po’ dappertutto nel Nord-est di Parigi e nella banlieue, migliaia di volantini, di bollettini e di manifesti vari, contro il trio sbirri-giustizia-prigione hanno massicciamente circolato nelle strade, ad un punto che era impossibile, nel quartiere, ignorare questa rabbia ; anche delle scritte sui muri ed una decina di striscioni appesi qua e là nel quartiere ed altrove chiamavano al presidio. Da alcuni mesi in qua, abbiamo anche potuto constatare un certo numero di attacchi diretti contro la polizia e la giustizia : commissariati, veicoli del Comune, ditte che collaborano con la reclusione, la giustizia ed il controllo (per una cronologia si veda qui). Ciò dimostra quanto sia diffuso l’odio nei confronti del trio polizia-giustizia-prigione (e che molte persone non aspettano, per attaccarli). Ma questa giornata e tutta la sua preparazione non escono dal nulla : si inscrivono in un percorso, intrapreso da molti anni, di diffusione delle idee e pratiche anarchiche nel Nord-est di Parigi. Si tratta semplicemente, quindi, di un momento fra molti altri di una dinamica d’agitazione anarchica che continua, rinvigorita.

Questa idea di un presidio pubblico era stata immaginata dopo che l’”attenzione” degli sbirri ai danni delle attività anarchiche in strada era diventata molto più opprimente, a partire dalla fine della scorsa estate, cercando (invano) di impedirci di diffondere le nostre idee. Ciò ha preso, in particolare, la forma di una forte sorveglianza dello Stato ai danni dei/le compagni/e che prendono parte a questa agitazione, con una ventina di controlli durante volantinaggi o attacchinaggi, controlli terminatisi, a volte, con dei fermi ; ma anche attraverso tutta una serie di pressioni da parte dei Correspondants de nuit (che tra l’altro hanno sporto denuncia per diffamazione a causa di un volantino, denuncia in seguito alla quale ci sono state delle perquisizioni e delle convocazioni), subito spalleggiati dai mastini della BST [1], che cercano di instaurare una guerra privata fra loro e noi. Guerra privata che è soltanto una piccola parte della guerra ai poveri ed agli indesiderabili che queste merde sono pagate per condurre : caccia alle prostitute ed ai venditori ambulanti clandestini, retate di sans-papiers, guerra ai mercatini selvaggi, sfratti e l’accompagnamento, a colpi di manganello, prigione ed artisti, della gentrificazione dei quartieri, con la copertura del Comune.

Qualche settimana prima del 1 marzo, c’era stata una rivolta al CIE di Vincennes, in seguito alla quale sono stati incarcerati due detenuti del centro e due compagni/e venuti esprimere la propria solidarietà con dei saluti e dei fuochi d’artificio. E anche se i due compagni/e sono usciti/e qualche giorno prima del presidio, questi ennesimi arresti non hanno fatto altro che dare ancor più determinazione a tutti.

Sappiamo bene che ciò di cui gli sbirri hanno paura, molto più che di qualche anarchico, è l’incontro fra questi anarchici, le loro idee e le loro pratiche, ed una rabbia diffusa e sociale contro il potere ed il suo dominio.

Oggi siamo riusciti ad uscire dal tedio di questa piccola guerra privata, alzando la testa e gli occhi per parlare senza paura di guerra sociale. E siamo soddisfatti di vedere che hanno paura, perché sarà a partire dalla loro insicurezza che potrà costruirsi la nostra libertà.

Per un mondo senza sbirri, senza denaro e senza autorità.
Per la rivoluzione.

(ACAB)

2 marzo 2014

Alcuni/e anarchici/e di Belleville.

1. Brigades spécialisées de terrain, “brigata specializzata di terreno”, unità di polizia specializzata nella guerra ai poveri, che infierisce nei quartieri popolari.

[Tratto da Lucioles N°16]

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Circulato a Belleville (pdf) :

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