Amiens: la scelta del bersaglio

Ci permettiamo qui, una piccola ed insolita sortita al di là dei muri che delimitano la “banlieue parigina”, per andare a dare un’occhiata non molto lontano, su un aspetto della conflittualità sociale di Amiens [150 km a nord di Parigi, N.d.T.]. Sarebbe in effetti un gran peccato il privarsi di qualche esempio ricco di ispirazione e di audacia.

Cominciamo quindi con il tornare un po’ indietro nel tempo, a metà dicembre per essere precisi, alla prigione di Amiens. Una domenica sera, un gruppone (una ventina) di secondini si prepara ad uscire, avendo finito le ore di lavoro. All’improvviso, una raffica di pallottole di grosso calibro, probabilmente sparate con un fucile a pompa, viene a colpire il vetro blindato del posto di guardia dell’ingresso. Ci manca poco che le guardie non si trasformino in colapasta, cosa che sarebbe stata divertente da vedere, e chi ha sparato se ne va senza essere riconosciuto.

Subito, l’insieme dei sindacati degli agenti della polizia penitenziaria condanna l’attacco, aggiungendo en passant qualche notizia interessante: parecchie settimane prima una secondina era stata aggredita giusto fuori della prigione, poi la sua macchina era stata incendiata mentre si trovava nel parcheggio sotto la prigione. Un’altra guardia, sempre fuori, aveva ricevuto minacce da parte di amici e parenti di detenuti. Queste rappresaglie sono state la conseguenza del cambiamento del direttore della prigione di Amiens, cosa che aveva causato una stretta disciplinare. Non si può dire che non abbiano la pertinenza del buon vecchio detto “occhio per occhio”.

Più di recente, il 19 febbraio, è il turno di una macchina della polizia municipale di partire in fumo, una domenica pomeriggio, nel quartiere di Amiens-Nord, bruciando tra l’altro anche una station wagon che le stava accanto. Gli sbirri avevano lasciato la loro macchina incustodita per andare a pattugliare il vicino mercato. Subito, una quindicina di ignoti incappucciati appicca il fuoco all’infame veicolo, prima di cacciare gli sbirri a sassate. I piedipiatti hanno dovuto chiamare i rinforzi, ma i gioviali incendiari hanno potuto dileguarsi prima dell’arrivo della cavalleria pesante. Le telecamere di videosorveglianza erano state distrutte in precedenza, così come alcuni lampioni in Place Colvert e Square Gauguin.

Beh, un bel quadro, certo lungi dall’essere esaustivo…

[Tratto da Lucioles n°6, febbraio/marzo 2012]

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